Saturday, May 24, 2008

C'eravamo tanto amati

di Ettore Scola 1974
Con:Stefania Sandrelli, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Stefano Satta Flores e Aldo Fabrizi.











Antonio: colui che non svende i propri ideali a costo di emarginazione e sacrifici, il partito comunista dell'epoca.
Nicola: i movimenti intellettuali del dopoguerra, privi di base popolare e inconcludenti politicamente.
Gianni: rappresenta l'idealismo che viene a compromessi con il potere e che a esso si vende per denaro, accusa che allora veniva rivolta dalla sinistra ai partiti che governavano insieme alla Democrazia Cristiana.
Luciana:è l'Italia, da tutti e tre amata e da due di loro delusa, che alla fine rimarrà con chi non l'ha mai tradita e cioè Antonio.
Il tutto, nello scenario del trentennio (1945 - 1974) in cui si narra l'Italia trasformista e democristiana
Il film è una fotografia, vista con l'occhio della sinistra dell'epoca (1974), delle occasioni mancate, delle energie sciupate, delle speranze e degli ideali traditi e lascia l'amaro in bocca per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, per un fallimento nelle persone così come nel Paese.

È uno dei più importanti esempi della Commedia all'italiana,
che si propone sia di rivalutare i più significativi eventi storici italiani sia di analizzare i fenomeni di costume alla propria contemporaneità, vale a dire gli anni '60 e '70 del ventesimo secolo

Saturday, May 17, 2008

CINEMA 16

Cortometraggi Europei 2004

















Un fantastico omaggio al cortometraggio.
Permette ad appassionati del cinema di disporre di alcuni grandi film altrimenti difficilmente reperibili

Affascinanti lavori di di alcuni dei migliori registi europei:
Lukas Moodysson, Jan Svankmajer, Krzysztof Kieslowski, Jan Kounen, Patrice Leconte, Anders Thomas Jensen, Nanni Moretti, Juan Solanas, Chris Morris, Lars von Trier, Virgil Widrich, Roy Andersson, Peter Mullan, Javier Fesser, Jean-Luc Godard, Tom Tykwer

EL SECDLETO DE LA TLOMPETA

di JAVIER FESSER 1995





Straordinario cortometraggio di debutto di Javier Fesser (NORTADELLO Y FILEMON) uno dei più visionari e immaginativi cineasti spagnoli.

ALICE

Titolo originale "Něco z Alenky"
di Jan Švankmajer 1988

















E' un film surrealista cecoslovacco che rivisita le storie classiche di Lewis Carroll (Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò) con uno stile originale: mentre i romanzi sono bizzarri e leggeri, Alice appare come un ritratto più oscuro e desolato della saga del Paese delle Meraviglie.

Le caratteristiche dei film di Švankmajer sono:
-oggetti inanimati che prendono improvvisamente vita attraverso la stop-motion.
-suoni esasperati, e che creano sempre un effetto assai strano, in tutte le scene in cui qualcuno si ciba;
-sequenze molto accelerate quando le persone camminano o interagiscono tra loro;

« Il mondo si divide in due categorie di diversa ampiezza... quelli che non hanno mai sentito parlare di Jan Švankmajer e quelli che hanno visto i suoi lavori e sanno di essersi trovati faccia a faccia con un genio. »
(Anthony Lane - “The New Yorker”)



Monday, May 12, 2008

L'ARMATA BRANCALEONE

di Mario Monicelli del 1966.
Considerato uno dei più grandi successi del cinema italiano del dopoguerra.


















L'armata Brancaleone alla sua uscita nelle sale diviene subito campione di incassi, collezionando numerosi premi internazionali.
Sebbene il film sia una commedia in costume molti sono d'accordo nel ritenere che esso appartenga di diritto al genere della commedia all'italiana.
Nel film, le tematiche care al regista, quali la rappresentazione comica dei perdenti e delle loro vicende personali, la loro voglia di riscatto, l'ineluttabilità del loro fallimento e della morte, trovano l'espressione cinematografica più compiuta e matura. Torna, dopo I soliti ignoti e La grande guerra, il tema dell'amicizia virile, che nel successivo Amici miei si colorerà di sottili sfaccettature esistenziali. In questa pellicola l'amicizia, il vincolo tra uomini, orienta, cementa e ispira il gruppo di perdenti verso la realizzazione di una impresa superiore, mediante la quale venire riabilitati e passare alla storia.
Il film è un'opera corale, ricca di elementi originali e di trovate che successivamente ispireranno addirittura dei generi e dei canoni ancora rintracciabili nel cinema italiano contemporaneo e nella cultura popolare del nostro paese.

LA GRANDE GUERRA

di Mario Monicelli 1959.
Interpretato da Alberto Sordi e Vittorio Gassman vincitore del Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia e della nomination all'Oscar quale miglior pellicola straniera.



















Il film nasce da un'idea di Luciano Vincenzoni, influenzato dal racconto “Due amici” di Guy de Maupassant.
Felice connubio tra tragedia e commedia, l’opera è un affresco, ironico e struggente, della vita di trincea durante la prima guerra mondiale.
La ricostruzione bellica dell’opera è, da un punto di vista storico, uno dei migliori contributi del cinema italiano allo studio del conflitto mondiale.
Le vicissitudini di un gruppo di commilitoni sul fronte italiano nel 1916, sono narrate con un linguaggio neorealista e romantico al tempo stesso, abbinando scansioni tipiche della commedia all'italiana ad una notevole attenzione verso i particolari storici.
E' l'apice artistico di Monicelli e degli sceneggiatori Age & Scarpelli e Vincenzoni. Un connubio perfetto tra racconto, comicità e toni drammatici. Quest' opera apre la strada ad un nuovo stile cinematografico nelle vicende di guerra.
Memorabile il piano sequenza finale nel quale i due pavidi protagonisti si riscattano con un gesto coraggioso, sacrificandosi l’uno da “eroe spavaldo” e l’altro da “eroe vigliacco”. Quest’ultima figura viene qui concepita in maniera assai originale ed interpretata da un ispirato Alberto Sordi che con questa interpretazione vince del Nastro d'Argento come miglior attore protagonista.

Saturday, May 10, 2008

SCIOPERO

è il primo lungometraggio di Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn, realizzato nel 1925













Ejzenštejn scelse questo soggetto perché «più efficace» e più di «massa». Ed infatti l'opera mostra un interesse dichiaratamente didattico e propagandistico, senza togliere l'opportunità di ampi margini di sperimentazioni linguistiche. In Sciopero il regista mette in atto per la prima volta alcuni meccanismi narrativi di avanguardia, come il "montaggio delle attrazioni", una "figura retorica cinematografica" basata sulla similitudine simbolica del fatto narrato (gli operai falcidiati da parte della polizia) e un fatto diverso accostato per analogia (un bue squartato al mattatoio). Si tratta di qualcosa di analogo a una famosa scena di La corazzata Potemkin, quella dei leoni coronati del teatro di Odessa bombardato dagli insorti, che ripresi in rapida sequenza danno l'idea del crollo imminente della monarchia. Già in questa sua prima opera Ejzenštejn mette in diretta comunicazione il piano narrativo/documentario e quello di rielaborazione simbolica della realtà attraverso l'artifizio del montaggio. Il film fu prodotto nel primo stabilimento del Goskino a Mosca e proiettato il 1° febbraio a Leningrado (6 rulli, 1696 metri).

La corazzata Potëmkin

di Sergej M. Ejzenštejn 1925




















La corazzata Potëmkin (rus. Бронено́сец Потёмкин, Bronenosec Potëmkin), è un film del 1925, diretto da Sergej M. Ejzenštejn. È uno dei più noti e influenti film della storia del cinema, ed è generalmente considerato come uno dei più bei film della storia.[1] Prodotto dal primo stabilimento del Goskino[2] a Mosca e qui proiettato la prima volta il 21 dicembre 1925 al teatro Bol'šoj, la prima proiezione aperta al pubblico avvenne il 21 gennaio 1926.

Il film è ambientato nel Giugno del 1905, i protagonisti della pellicola sono i membri dell'equipaggio della corazzata russa che dà titolo all'opera, ed è strutturato in 5 atti. I fatti narrati nel film sono in parte veri e in parte fittizi, in sostanza si può parlare di una rielaborazione a fini narrativi dei fatti storici realmente accaduti e che portarono all'inizio della Rivoluzione russa del 1905.

Lo stesso regista ha suddiviso la trama dell'opera in 5 atti che egli stesso ha chiamato:

1. Uomini e vermi
2. Dramma sul ponte
3. Il sangue grida vendetta
4. La scalinata di Odessa
5. Il passaggio attraverso la squadra

MAMMA ROMA

di Pier Paolo Pasolini
film drammatico italiano del 1962, scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini ed interpretato da Anna Magnani.



















Pasolini rivela il suo gusto per l'immagine nella sequenza in cui Ettore è legato al letto, ispirata al dipinto "Cristo morto" di Andrea Mantegna e compie un riuscito esperimento di commistione tra la drammatica recitazione di Anna Magnani e quella dei ragazzi di strada. Film costruito sull'incantevole debolezza dell'umanità disagiata che sogna il riscatto della propria condizione attraverso un impossibile avanzamento sociale.

ACCATTONE

di Pier Paolo Pasolini 1961
E' il primo film diretto da Pier Paolo Pasolini.



















Il film è una metafora di quella parte di Italia costituita dal sottoproletariato che vive nelle periferie delle grandi città senza alcuna speranza per un miglioramento della propria condizione, a cui non resta che la morte come via di uscita da una condizione disperante.
Il film avrebbe dovuto essere prodotto da Federico Fellini, che tuttavia si tira indietro all'ultimo momento preoccupato dall'imperizia di Pasolini con le tecnicità del mezzo, a cui si avvicina per la prima volta con questo progetto. Il film sarà quindi prodotto da Alfredo Bini.
Le riprese del film furono effettuate tra l'aprile e il luglio 1961.
La scelta di utilizzare in massima parte attori non-professionisti esprime la convinzione di Pasolini che essi non sono "rappresentabili" da nessun altro che da essi stessi in quanto soggetti incontaminati, puri, privi delle sovrastrutture imposte dalla società.
Per girare gli esterni, la piccola troupe (composta, tra gli altri, dal giovane Bernardo Bertolucci in veste di aiuto regista) si spostava nei luoghi simbolo della periferia romana: via Casilina, via Portuense, via Appia Antica, via Baccina, Ponte degli Angeli, Acqua Santa, via Manunzio, Ponte Testaccio, il Pigneto, borgata Gordiani, la Marranella, Subiaco (il cimitero).
Il costo approssimativo del film si aggirò intorno ai cinquanta milioni, quanto un film di "serie B" di quegli anni.
Presentato alla XXII Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il 31 agosto 1961, il film di Pasolini ricevette dure contestazioni. Alla "prima" del film al cinema Barberini a Roma, un gruppo di giovani neofascisti cercarono di impedire la proiezione, lanciando bottiglie d'inchiostro contro lo schermo, bombette di carta e finocchi tra il pubblico. Ci furono colluttazioni e la visione del film fu sospesa per quasi un'ora.
Il film sarà bloccato in sede di censura e ritirato da tutte le sale italiane.
Nel 1962 viene presentato al Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary (Cecoslovacchia) e vince il Primo premio per la regia.

I SOLITI IGNOTI

di Mario Monicelli 1958
Fu nominato all'Oscar al miglior film straniero.



















Con questa pellicola del regista toscano si usa generalmente sancire l'esordio ufficiale di un nuovo genere cinematografico che solo successivamente verrà definito come commedia all'italiana e che con il neorealismo, il peplum (i "sandaloni" come dicevano a Cinecittà) e lo spaghetti-western rappresenterà uno dei generi più prolifici del cinema italiano del dopoguerra, e certamente uno dei più importanti dal punto di vista artistico.

Con I soliti ignoti nasce in Italia un nuovo tipo di commedia comica che abbandona i canoni praticati nel cinema sino a quel momento, che risalivano sostanzialmente alla florida tradizione dell'avanspettacolo, del varietà o del Cafè Chantant, e che ereditando il testimone del neorealismo si apre alla quotidianità, alla realtà e innesta i suoi caratteri su precisi riferimenti sociali, chiari al pubblico che li vive spesso in prima persona.

I comici de I soliti ignoti cessano per la prima volta di essere delle marionette, delle maschere che giocano la comicità esclusivamente in chiave di gag, giochi di parole, gesti buffi o nonsense, e articolano i dialoghi e le trovate umoristiche su prove definite, a volte anche macchiettistiche e caricaturali, ma riferite sempre ad una sceneggiatura chiara.

IERI, OGGI, DOMANI

di Vittorio De Sica 1963
Vincitore dell'Oscar al miglior film straniero nel 1965.













Il primo episodio, intitolato "Adelina", è stato scritto da Eduardo De Filippo e narra la vicenda, realmente accaduta, di una venditrice abusiva di sigarette, Adelina Sbaratti nel film, che, per non essere arrestata, ricorre ad una lunga serie di maternità. Il carcere sarà evitato fino a quando il marito Carmine non collassa per tutta questa lunga serie di maternità.

Il secondo episodio, intitolato "Anna", è stato scritto da Alberto Moravia e narra di una ricca signora milanese che intrattiene una tresca amorosa con un uomo di modeste condizioni, quasi per cercare un evasione dal suo arido mondo. Basterà, però, un banale incidente perché in Anna riveli il vero valore di questo rapporto amoroso.

Il terzo episodio, intitolato "Mara", è stato scritto da Cesare Zavattini e narra di una squillo che abita a Roma accanto alla terrazza di un seminarista che si invaghisce di lei. Mara sta al gioco ma si accorge di aver fatto un errore quando il seminarista minaccerà di abbandonare gli studi per provare fino in fondo le gioie della vita secolare.

AMERICAN HISTORY X









Tony Kaye, 1998
...Danny finisce di scrivere il suo saggio chiudendolo con una citazione di Abraham Lincoln . Ma è troppo tardi. L'odio genera odio, e così come le classi povere bianche, emarginate hanno cercato nell'odio la risposta, così avviene per le classi povere nere......