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Un articolo del New Scientist (Just can get e-nough di Richard Fisher), sostiene che il web 2.0 abbia portato con se una nuova tipologia di dipendenze che hanno come conseguenza quello di creare un nuovo tipo di soggetto sociale: nevrotico, insicuro, sempre alla ricerca di conferme della propria popolarità digitale, per cui “essere” è fondamentalmente “esistere in rete”.
L’autore ha anche elencato una serie di tecno-dipendenze così caratterizzate:
Blog Streaking: rivelare segreti e informazioni personali che sarebbe meglio tenere riservate via blog;
Crackberry: la ricerca spasmodica di email sul proprio Blackberry, anche in situazioni non pertinenti (come ad un funerale);
Cyberchondria: l’ipocondria alimentata dalla ricerca di informazioni mediche su internet;
Egosurfing: la ricerca infinita di informazioni su se stessi in rete per saggiare la propria popolarità digitale;
Infornography: l’essere “drogato” dalla voglia di ottenere e condividere informazioni online;
YouTube Narcisism: la volgia e il desiderio di mettersi in mostra tramite YouTube
Google Stalking: la caccia alle informazioni relative a d amici e conoscenti che non si vedono più da tempo (vecchi compagni di scuola, per esempio);
MySpace Impersonation: “lei non sa chi sonon io” in versione social network;
Powerpointlessness: non riuscire a dire le proprie idee o a non capire quelle altrui se non tramite PowerPoint
Photolurking: guardare le foto dell’album online di persone che non si conoscono affatto, una psecie di foto-pettegolezzo;
Wikipediholism: la devozione eccessiva all’idea (ideologia?) sottesa a progetti collaborativi